Caffè con alieno

Napoleone, Stalin e i “collaborazionisti”: il grande esperimento della storia… al bar.

 

Un supplemento di caffeina. Di questo avevo bisogno stamattina prima di tornare al dovere dopo qualche giorno di riposo a Berlino. Nel bar sotto casa, oltre a me, c’erano solo due signori sui sessanta e il proprietario che, armeggiando dietro il bancone, malediceva se stesso per aver deciso di aprire proprio oggi. Mentre annuivo senza convinzione, non potevo fare a meno di sentire i due alle mie spalle che parlavano di Napoleone e Stalin.

Il primo, un signore distinto e incravattato, pontificava, spiegando come in ogni epoca “figure del tutto inconsistenti… anche dal punto di vista fisico” fossero riuscite, “inspiegabilmente”, a prendere il potere. Il secondo, più casual-finto trascurato, aggiungeva col tono di chi la sa lunga che “per quanto mascherata sotto la versione ufficiale della storia raccontata dai giornali e dai manuali”, la verità prima o poi sarebbe venuta a galla…

Mentre sorseggiavo il caffè, riflettevo su quanto fossi fortunato: rientrare in tempo dalla Germania, per capitare in un bar che poteva essere chiuso, proprio nel momento in cui i due unici clienti del mattino (oltre a me) stavano per svelare quello “Spirito della Storia” che persino Hegel non aveva saputo individuare con tanta chiarezza.

“Io non ho dubbi – continuava deciso il secondo – l’umanità è un esperimento scientifico condotto da intelligente superiori. Mandano al potere chi vogliono loro e poi li fanno cadere. Ecco… la storia andrebbe letta scientificamente, altro che balle! Dopotutto cosa credi che sia l’Isis…”.

“Certo! E poi a loro fa comodo che noi si creda in Dio, qualsiasi Dio. Così continuiamo a non capire e a fare stupide guerre di civiltà. E gli atei non sono da meno. Pensano che non ci sia nulla e invece… C’è dell’altro, molto altro. Quando ci sveglieremo sarà sempre troppo tardi, signori miei”.

“Vale anche per te, sai… – disse il primo, rivolgendosi al barista impegnato a disporre con ordine le brioche appena sfornate – tu credi di aver deciso stamattina di alzarti e di aprire il bar; e invece – come tutti noi – fai parte di un grande esperimento. Come tutti, il signore compreso!” – aggiunse, rivolgendosi a me.

Un sorriso di circostanza, il mio, non era forse la reazione che due si aspettavano. E così l’incravattato, vagamente impermalito, chiosò: “Lei ride… e intanto qualcuno continua a utilizzarci come cavie. Se a voi va bene così… fate pure. A me di essere cavia non piace nemmeno un po’. Ma quando capirete che siamo solo carne da esperimento? Svegliamoci, la verità ce l’abbiamo sotto gli occhi. D’altra parte, non c’è peggior cieco…”.

A questo punto, il mio caffè era finito. Ma ero curioso di saperne di più. E quindi, fingendo interesse, ho chiesto: “Ma scusate, di quale esperimento saremmo cavie più o meno consapevoli?”.                                                                                            “Guardi – riprese cordiale l’incravattato, mentre pagava il conto suo e dell’amico – Lei, secondo me, sembra scettico; ma non è davvero scettico. Scusi se glielo dico così, ma io son uno senza peli sulla lingua. Lei secondo me è uno di quei tipi che la sanno fin troppo lunga. Si vede subito. Non vi esponete mai più di tanto, fate qualche domanda come per saperne di più. Ma in realtà siete solo curiosi di capire quanto gente come noi abbia capito davvero. Io non ci casco… Comunque, non importa. Buona giornata, il nostro dovere di cavia ci aspetta”.

Appena usciti, il barista imbarazzato: “Sono convinti che Lei sia uno di quelli che collaborano con gli alieni. È già successo un’altra volta, con un altro cliente: un professore di matematica che viene qui da un po’ a far colazione. E siccome non se li è filati più di tanto, loro si sono convinti che potrebbe essere uno di quelli selezionati dalle intelligenze per ingannare e sfruttare l’umanità. Vede che avrei fatto bene a tenere chiuso oggi. Quanto meno non li avrebbe incontrati…”.

Passeggiando poi sul marciapiede che mi portava verso l’edicola, pensavo che, dopotutto, iniziare l’anno nuovo essendo scambiato per un collaborazionista di una qualche mente aliena poteva anche avere il suo fascino. Scoprire, però, (sempre grazie al barista) che quei due sono rispettivamente (il primo) un avvocato affermato e (il secondo) un medico specializzato mi intristiva un po’ di più. Che dire? “Collaborazionisti” di tutto il mondo… uniamoci.

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