Delle cos(c)e ultime…

Dove inizia (o finisce) il diritto di satira?

Una cosa è certa. Lo stallo estivo della politica italiana non può fornire alcuna giustificazione alla morbosa attenzione dedicata da media e giornali alle “cosce” di Maria Elena Boschi. La possibilità di sovrapporre con sempre maggior facilità le pagine di un rotocalco “da parrucchiere” a quelle di politica interna di un quotidiano tradisce sintomi che forse vanno oltre il merito del caso specifico.

È cosa nota che il corpo  – specie quello di una figura pubblica – divenga soggetto e oggetto di rappresentazioni più o meno ideologiche, più o meno satiriche. Non solo… Lo storico inglese Roy Porter, per citare un esempio, nel suo Bodies Politic. Disease, Death and Doctors in Britain, 1650-1900 (Cornell University Press, Ithaca – NY, 2001), ribadiva come i tutti i nostri corpi “negozino continuamente confini e intersezioni tra il sé e la società e forniscano modelli e metafore necessari a dare un nome alle cose della vita, attribuendo loro un significato”.

E aggiungeva: “quali incarnazioni di un ordine più o meno riconosciuto, le stesse parti del corpo talvolta diventano strumenti di giudizio e valutazione […]. Alto e basso, scheletrico e corpulento, davanti e dietro… sono solo alcuni dei parametri che, appunto, danno corpo a distinzioni sociali, etiche, di genere e politiche”. Potrebbe applicarsi questo tipo di ragionamento anche alla discussa “citazione” delle “cos(c)e” più chiacchierate di questo agosto 2016?

Il quesito a molti sembrerà fuori luogo, non fatico a riconoscerlo. Effettivamente, avrei potuto liquidare la “pratica-Boschi” accodandomi a quanti, per convinzione o per opportunità, hanno stigmatizzato il “sessismo” becero di un attacco che, contro un uomo (caucasico ed eterosessuale), molto probabilmente avrebbe trovato spunti e appigli meno svilenti e stereotipati. Non c’è dubbio…

Però… mi è capitato di leggere  l’intervista concessa a Repubblica (11/08/2016) da Riccardo Mannelli – l’autore della vignetta incriminata. Il quale, in modo piuttosto prevedibile, ha cercato di ripararsi da critiche e accuse rifugiandosi dietro il diritto di satira. “Non devo chiedere scusa – ha dichiarato il disegnatore – la satira è senza limiti”.

Ma cosa vuol dire “senza limiti”? Per certi versi, non fatico a riconoscere alla satira i limiti della fantasia – e dunque (almeno potenzialmente) nessun limite.  Non riesco a immaginare, per esempio, come e perché  il “politicamente corretto”, il “comune senso del pudore” o le “buone maniere” (qualsiasi cosa si intenda con queste espressioni) possano rappresentare dei paletti entro cui un’arte corrosiva e militante dovrebbe attenersi.

D’altra parte, però, sono parimenti convinto che agire “senza limiti” non significhi (ancora) agire “liberamente”. E che sia piuttosto un vincolo a garantire l’effettiva libertà alla satira, e non solo alla satira… Quello del significato. Il tasso di volgarità della vignetta di Mannelli, infatti, lo si misura fino in fondo se si osserva – come ha notato anche Sergio Staino – che non c’è alcun nesso tra le “cos(c)e” della Ministra e le riforme di cui la stessa dovrebbe occuparsi. Non un rimando, non una metafora in grado, come scriveva Porter, di dar corpo a un senso (a un nesso), ancorché irricevibile per alcuni.

Il che svela impietosamente come Mannelli abbia probabilmente agito “senza paletti”, ma di sicuro non “libero” dai  pregiudizi suoi (o dei suoi editori). E pertanto, in questo caso, l’invocazione del diritto di satira pare piuttosto una bieca ricerca di un alibi alla propria meschinità, personale o professionale che sia…boschi-cosce-288x300

 

 

 

 

 

 

 

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