Perché esiste qualcosa invece di nulla? Vuoto, Nulla, Zero (con E. Sindoni, Itaca, 2004).

“Il vuoto ciò che resta in un recipiente dove tutto ciò che si poteva rimuovere è stato rimosso”. Sul finire dell’Ottocento, il grande fisico scozzese James Clerk Maxwell con queste parole rendeva omaggio a un maestro  dell’Antichità. Già Aristotele aveva scritto che ” lo spazio vuoto è un luogo che non è riempito da un corpo, ma che ha la capacità di essere riempito”; solo che lo Stagirita aggiungeva che il filosofi “non dovrebbero ammettere l’esistenza in natura di qualcosa che causa di alcun effetto”.

Nonostante  l’ingiunzione di quello che per secoli è stato  considerato  il Filosofo per eccellenza, la comprensione della natura ha però sfruttato potentemente l’idea di vuoto. Da Democrito ai matematici dell’India che introdussero lo zero caratterizzandolo come un posto vuoto nell’abaco, per non dire del trionfo dell’irlandese Robert Boyle sull’inglese Thomas Hobbes, quando invitò lo sconcertato filosofo a “guardare” come le sue pompe aspiranti producessero il vuoto in una campana di vetro.

Ma se per più di duemila anni il “vuoto” è stato considerato  sinonimo di “non essere”, la fisica contemporanea (in particolare, la teoria quantistica dei campi) ha mostrato come non sia più così facile identificare il vuoto con il nulla. È a partire da questa recente consapevolezza che in questo volume scienziati, filosofi e teologi si confronteranno con uno dei concetti più radicali e sfuggenti della storia delle idee.