Note di “pedagogia lunare”…

Studiare l’arte per comprendere la scienza insieme ai bambini.

(Articolo pubblicato sul numero di Marzo 2015 della rivista Bambini – Edizioni Junior).

Se girando per Londra decideste di far tappa alla National Gallery, potreste anche imbattervi in una tela mediamente poco nota al pubblico italiano, tuttavia meritevole di uno sguardo attento e approfondito. E per più di una ragione.

Alludo a “Un esperimento su un uccello in una pompa pneumatica” (An Experiment on a Bird in the Air Pump): un capolavoro di Joseph Wright, autorevole pittore inglese del XVIII secolo. Nell’opera in questione,

Joseph Wright of Derby, "An Experiment on a Bird in the Air Pump".

Joseph Wright of Derby, “An Experiment on a Bird in the Air Pump”.

terminata nel 1768, il pittore di Derby aveva deciso di prendere a soggetto un tema tanto attuale per l’epoca, quanto inedito per lui: ovvero, la scienza. Più precisamente, intendeva illustrare come e perché il sapere scientifico e l’innovazione tecnologica avrebbero radicalmente cambiato il mondo che di lì a poco avrebbe vissuto gli scompensi sociali e culturali prodotti dalla cosiddetta Rivoluzione industriale. Ma Wright, diversamente da altri suoi colleghi, scelse un punto di vista a dir poco originale per affrontare l’argomento…

Né intese preservare e custodire nello spazio del quadro i costumi e le tradizioni che l’avanzata delle macchine avrebbe irrimediabilmente trasfigurato; né tantomeno volle dar forma e colore a scenari urbani ridisegnati dalle rigorose leggi di un progresso spesso cieco e spietato.

Wright preferì, invece, precipitare lo spettatore nel bel mezzo di un evento in corso di svolgimento. E il titolo non lascia spazio a dubbi: si tratta di un esperimento scientifico – anche se, a ben vedere, il pubblico che assiste pare a dir poco inconsueto.

Per addentrarsi, però, un po’ di più nell’intreccio di storie e personaggi che si condensano nella affollata scena rappresentata, si potrebbe iniziare a prendere in considerazione l’imponente marchingegno dentro cui è stato imprigionato il volatile.

Tecnicamente siamo di fronte a una “pompa ad aria” (oggi diremmo “a vuoto”): uno strumento in grado, appunto, di “creare il vuoto”, aspirando tutta l’aria presente in un ambiente chiuso (in questo caso nella campana di vetro). Più precisamente, si tratta della versione che Robert Boyle aveva perfezionato già negli anni Sessanta del XVII secolo, assicurandosi così un posto nell’Olimpo della scienza moderna. Il grande chimico irlandese, infatti, sbaragliando tutti coloro (ed erano molti!) che negavano la possibilità di produrre il vuoto in natura, con la sua pompa era riuscito a realizzare a una serie di esperimenti utili dimostrare, per esempio, che l’aria è un mezzo necessario per la trasmissione del suono; che senza aria è impossibile far ardere la fiamma di una candela e che, per tornare al dipinto di Wright, l’aria è fondamentale alla vita.

Tra gli “avversari del vuoto” c’era stato anche il filosofo Thomas Hobbes. Lui giudicava gli sperimentatori alla maniera di Boyle come quelle “canaglie” che parlavano di fantasmi solo per turbare la pace sociale. Solo che il fantasma del vuoto, in ambito scientifico – con buona pace del pensatore inglese – aveva preso corpo, diventando un’evidenza sperimentali: pubblica, controllabile e rivedibile.

Così John Warltire da Birmingham, lo scienziato che manovra la pompa al centro del quadro di Wright, riproducendo al cospetto di adulti, giovani e bambini uno degli esperimenti di Boyle, sta altresì replicando (e dunque spiegando) sotto i loro occhi i passaggi operativi che scandiscono il metodo con cui i ricercatori hanno imparato a indagare i fenomeni naturali per intuirne le leggi sottostanti.

Per continuare a leggere l’articolo, aprire il seguente pdf:  Note di pedagogia def

 

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