Sapere è condividere… tecnologicamente.

Oggi su Repubblica.it qualche mia nota sulla “tecnologia della conoscenza”

La pervasività delle tecnologie e il sovraccarico informativo conseguente alla loro progressiva e inarrestabile diffusione sono spesso – e giustamente – temi al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni di osservatori e studiosi di diversa estrazione e opinione. Tuttavia, ritenere tali problematiche una tipica ed esclusiva conseguenza della nostra interazione con i cosiddetti “new media” – che oramai così nuovi non sono più – rappresenta un equivoco che non agevola la comprensione dell’antico e complesso rapporto che Homo sapiens, di epoca in epoca, ha saputo intrattenere e sviluppare con strumenti e dispositivi sempre più sofisticati e performativi.

Come noto, il concetto di “sovraccarico informativo” fu introdotto al grande pubblico nel 1970 da Alvin Toffler nel suo ormai classico Lo choc del futuro. La rete navigando nella quale, più o meno consapevolmente, andiamo ridefinendo i tempi e i modi delle nostre comunicazioni e delle nostre relazioni era ancora ben lontana dal fare la sua comparsa sulla scena della storia, eppure il “futurologo” newyorkese già scriveva: “Quando l’individuo viene immerso in una situazione che muta rapidamente e irregolarmente, o in un contesto saturo di verità […], egli non è più in grado di fare le valutazioni ragionevolmente corrette dalle quali dipende il comportamento razionale”.

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